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South Krit da applausi 280 atleti, tribune gremite e una promessa per il futuro

 

 

di Silver Mele

martedì 2 giugno

 

SARNO. Per capire cosa sia stata davvero la South Krit bisognava fermarsi un attimo e guardare oltre il traguardo.

Guardare le tribune piene sotto il sole di giugno. I bambini in attesa del proprio turno con il casco già allacciato. I genitori trasformati in tifosi. Gli amatori pronti a sfidarsi come professionisti. E poi la pista, sempre viva, sempre occupata, dal primo colpo di pedale del mattino fino alle premiazioni della sera.

 

In quelle tredici ore di sport, all'Autodromo Internazionale Napoli di Sarno, il ciclismo campano non ha semplicemente organizzato una manifestazione. Ha messo in scena un'idea diversa di sé stesso.

La South Krit era nata come una scommessa. È diventata una certezza.

Il ciclismo riportato vicino alla gente

L'intuizione di Giuseppe Bottino e Francesco Matrone era semplice soltanto in apparenza: prendere il ciclismo fuori dai suoi schemi abituali e portarlo dentro una dimensione più moderna, più leggibile, più coinvolgente.

 

Non una gara dispersa lungo chilometri di strade, ma uno spettacolo continuo, vissuto metro dopo metro dal pubblico.

La scelta dell'Autodromo Internazionale Napoli di Sarno si è rivelata vincente. Le curve, i rilanci, le accelerazioni e i cambi di ritmo hanno trasformato ogni batteria in una sfida avvincente, permettendo agli spettatori di seguire l'azione dall'inizio alla fine senza perdere nemmeno un dettaglio.

 

E mentre sulla pista si correva, tutto attorno prendeva forma quel villaggio sportivo immaginato dagli organizzatori: musica, spazi espositivi, aree dedicate alle famiglie, momenti di aggregazione e condivisione.

Il ciclismo, per una volta, non era soltanto una gara da osservare. Era un'esperienza da vivere.

Duecento giovani atleti e un patrimonio da custodire

La fotografia più bella della South Krit resta probabilmente quella delle categorie giovanili.

Duecento ragazzi in rappresentanza delle categorie Giovanissimi, Esordienti e Allievi hanno invaso la pista con entusiasmo, passione e voglia di emergere.

È qui che il ciclismo trova il proprio futuro.

Dai G1 ai G6, ogni gara ha regalato emozioni e applausi. Stefano Farina, Domenico Sabatino, Vito Carrano, Ivan Iaquinto, Leonardo Giannatiempo e Giuseppe Brunetti hanno scritto il proprio nome nell'albo d'oro della manifestazione, accompagnati dalle affermazioni femminili di Anna Balzano, Carmela Di Maio, Luciana Verbena e Clarissa Cicalese.

 

Tra gli Esordienti hanno brillato Vincenzo Desiderio e Francesco Coletta, autore di una splendida volata vincente, mentre tra le ragazze si è imposta Emanuela Sferragatta.

Negli Allievi il successo è andato a Matteo Piccolo, capace di precedere Tommaso Luigi Rizzuti e Francesco Sangineto, mentre tra le donne ha festeggiato Roberta Cesaro davanti a Chiara Massai e Clelia Navarra.

Ma al di là dei risultati, ciò che resterà è l'immagine di centinaia di giovani ciclisti protagonisti di una giornata costruita attorno a loro.

Ed è forse questa la vittoria più importante.

Lo spettacolo degli amatori

Quando il pomeriggio ha lasciato spazio alle sfide riservate agli amatori, l'intensità non è diminuita.

Anzi.

Ottanta corridori si sono dati battaglia in gare combattutissime, raccontate con passione e competenza dalle voci di Paolo Mutton e Mino Monelli, autentici compagni di viaggio di una giornata interminabile e bellissima. Mentre Giovanni Grammegna e i suoi collaboratori hanno reso preziosissimo e unico il resoconto audiovisivo.

Dopo le batterie di qualificazione e le finali, ad alzare le braccia al cielo è stato Francesco Sanseviero del Bike in Tour Vallo di Diano, autore di un'azione decisiva negli ultimi giri che gli ha consentito di precedere l'ex professionista Roberto Cesaro ed Enrico Pio D'Elia.

Tra le donne, invece, festa tutta targata B.Bike Giunigor grazie al successo di Annalisa Cretella davanti a Mariagrazia D'Anna e Stefania Schiavone.

 

La sensazione, osservando le gare dalla tribuna, era quella di assistere a uno spettacolo continuo. Senza pause. Senza tempi morti. Esattamente ciò che la South Krit si era prefissata di diventare.

L'esperimento che ha convinto tutti

Alla vigilia qualcuno osservava con curiosità.

Qualcun altro con prudenza.

Al termine della giornata, però, il verdetto è stato unanime.

La South Krit ha funzionato.

Lo hanno riconosciuto gli atleti, le famiglie, il pubblico e soprattutto le istituzioni presenti alla manifestazione.

Non a caso il presidente della Federciclismo Campania Umberto Perna ha parlato apertamente di un esperimento riuscito e di una formula da sviluppare ulteriormente nel prossimo futuro.

Parole che trovano conferma nei numeri, nell'entusiasmo e nella partecipazione registrati a Sarno.

Perché il vero successo della South Krit non è stato soltanto organizzativo.

È stato culturale.

 

Ha dimostrato che il ciclismo può innovarsi senza tradire la propria identità. Può restare fedele alla propria storia aprendosi allo stesso tempo a linguaggi e modalità nuove.

Da Sarno parte una traccia

La soddisfazione espressa da Giuseppe Bottino e Francesco Matrone al termine della manifestazione racconta perfettamente il significato di questa prima edizione.

Dietro la fatica di una giornata iniziata all'alba e conclusa in serata c'era la consapevolezza di aver costruito qualcosa destinato ad andare oltre una semplice gara.

Perché la South Krit non ha soltanto assegnato vittorie e trofei.

Ha acceso una possibilità.

Ha mostrato una strada percorribile.

Ha dimostrato che il ciclismo può tornare ad essere un luogo di incontro, una festa popolare, uno spettacolo capace di coinvolgere chi pedala e chi osserva.

E forse è proprio questa l'eredità più preziosa lasciata dal 2 giugno di Sarno.

Quando le luci dell'autodromo si sono spente e gli ultimi applausi hanno accompagnato le premiazioni finali, non è rimasta la sensazione di una manifestazione conclusa.

È rimasta, piuttosto, quella di un punto di partenza.

Perché il futuro che la South Krit aveva immaginato alla vigilia, per un giorno intero, è sembrato già presente. E pedalava forte sull'asfalto di Sarno.