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Riapre il velodromo dello stadio Albricci: vent’anni dopo, Napoli torna in pista

 

 

 Martedì 14 aprile 

 

L’Albricci ha riaperto al ciclismo pedalato. Non più annunci, non più attese: l’ovale torna accessibile con un open day che segna l’inizio di una nuova fase.

La mattinata è stata dedicata agli studenti del quartiere, con attività legate alla sicurezza in bicicletta e alla mobilità consapevole. Nel pomeriggio, spazio ai più giovani con la fase regionale del “Bicimparo Kinder”.

È un’inaugurazione pensata per essere subito operativa. Ed è questo il primo segnale concreto.

Dietro questa riapertura ci sono due elementi che raramente si incontrano con continuità: disponibilità istituzionale e determinazione sportiva.

Da una parte l’Esercito italiano, proprietario dell’impianto, che ha scelto di aprire e condividere uno spazio storico con la città. Una decisione che non era scontata e che restituisce all’Albricci una funzione pubblica.

Dall’altra la Federciclismo Campania, che ha inseguito questo obiettivo nel tempo, senza abbandonarlo. Un lavoro fatto di passaggi amministrativi, interlocuzioni e presenza costante, fino a trasformare un’ipotesi in realtà.

Non è un dettaglio: è ciò che rende credibile il progetto.

Su quella pista hanno corso Fausto Coppi e Eddy Merckx, in un’epoca in cui il ciclismo su pista riempiva gli spalti e costruiva appartenenza.

Quel tempo appartiene alla storia. Ma il valore dell’Albricci resta intatto: è un luogo riconoscibile, radicato, capace di parlare alla città.

La differenza, oggi, è nell’uso che se ne farà.

La pista riapre per essere utilizzata. Attività federali, avviamento al ciclismo, formazione dei più giovani.

L’obiettivo è semplice: riportare continuità dove c’è stata una lunga interruzione.

Non si tratta di organizzare eventi sporadici, ma di costruire una presenza stabile. È qui che si misura la riuscita dell’operazione.

Il quartiere conta quanto l’impianto. L’Arenaccia è un’area densa, complessa, con pochi spazi strutturati per lo sport.

Il velodromo può diventare un riferimento quotidiano, non solo per chi pedala ma per chi cerca un luogo ordinato, regolato, aperto.

Un presidio, più che un simbolo.

 

 

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